Le nuove frontiere dell'assistenza ai malati d'Alzheimer COD 188418

infermiera con anziano
Al giorno d'oggi la popolazione anziana colpita dalla sindrome di Alzheimer cresce costantemente. La situazione risulta aggravata e appesantita dalle numerose problematiche di natura sociale a cui questi individui vanno incontro: situazioni familiari complesse, solitudine o addirittura abbandoni, uscita dal circuito lavorativo, stati depressivi, presenza di sintomi della demenza... Corso_Terminato

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FINALITA’

Al giorno d’oggi la popolazione anziana colpita dalla sindrome di Alzheimer cresce costantemente. La situazione risulta aggravata e appesantita dalle numerose problematiche di natura sociale a cui questi individui vanno incontro: situazioni familiari complesse, solitudine o addirittura abbandoni, uscita dal circuito lavorativo, stati depressivi, presenza di sintomi della demenza. Nonostante questi problemi crescano a dismisura, la sensibilizzazione su queste tematiche non è tuttavia abbastanza efficace. La presenza di un anziano con demenza comporta nella sfera familiare un cambiamento radicale delle abitudini e delle condizioni di vita, rappresentata da un impegno che sembra al limite delle capacità stesse dei membri di seguirne gli sviluppi. La persona affetta da Alzheimer ha bisogno di attenzioni totali: non potendo infatti essere lasciato solo è completamente dipendente dalle cure degli altri. La difficoltà di queste persone nel seguire la malattia dell’anziano (in seguito anche a probabili accumuli di stress dovuti a scarsi momenti di riposo nel processo di cura o a difficoltà di conciliazione con i momenti lavorativi) evidenzia la necessità impellente di un’azione sostitutiva alla famiglia. Il Sistema Sanitario Nazionale fin ora ha sempre privilegiato la cura ospedaliera, come le famiglie in alcuni casi preferiscono affidare il malato a strutture di ricovero competenti. In alcuni casi è necessario un intervento orientato verso nuove forme di prevenzione, di riabilitazione e di educazione, diretto sia al paziente che al caregiver, per affrontare e rispondere in maniera corretta a situazioni che richiedono un’assistenza prolungata con continuità di prestazioni sanitarie e tutelari. Considerata quindi l’esigenza di formare e accrescere le competenze degli educatori in relazione alle problematiche sovraesposte, l’obbiettivo prefissato è di fornire una panoramica totale (sia generale che specifica) sulle principali modalità di assistenza alle persone affette da tale patologia. Al fine quindi di organizzare una conoscenza completa della condizione del paziente e dei suoi cari, supportata da una sfera relazionale e psicologica rilevante, si intende evidenziare l’importanza dei seguenti punti:

  • Aiuto e ascolto dei familiari. Spesso sono le persone più vicine al malato, nonostante la loro volontà di accudirlo, ad avere più difficoltà nel farlo. In molti casi addirittura chi si prende cura è il coniuge altrettanto anziano oppure i figli che non riescono a seguire il paziente nelle funzioni elementari della vita quotidiana o si ritrovano in una situazione altamente stressante dovuto all’inconciliabilità del lavoro, tempo libero e assistenza.
  • Informazione e formazione. Sia il paziente che il caregiver hanno bisogno di conoscere la malattia, la sua evoluzione e in che modo va affrontata nella quotidianità , oltre che la gestione dell’ambiente e dell’atteggiamento da tenere verso il malato. La comunicazione verbale, le attività e gli spazi in casa infatti, sono aspetti fondamentali della convivenza.
  • Sollievo. Rappresenta un importante ed informale periodo di interruzione dell’assistenza, dove il malato viene affidato ad altre persone (parenti, amici, ecc…) per dare la possibilità al caregiver di riposarsi fisicamente e psicologicamente.
  • Sensibilizzazione e responsabilizzazione all’assistenza. I familiari devono tenere conto della mutazione dei bisogni del malato nella progressione della sua patologia e riuscire a capire quali servizi possono fornire, tenendo conto delle proprie situazioni individuali.

L’educatore dovrà quindi essere in grado non solo di assistere dal punto di vista relazionale queste persone, ma anche da quello educativo, progettando metodi e interventi educativi finalizzati al miglioramento del benessere psicofisico dell’anziano e dei suoi familiari.

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